Uomini e donne sul lavoro: l’alleanza che cambia tutto

Uomini e donne sul lavoro: l’alleanza che cambia tutto

Uomini e donne sul lavoro sanno che collaborare può produrre risultati migliori, ma tra riconoscere questo principio e metterlo realmente in pratica esiste ancora una distanza considerevole.

A fotografare questa contraddizione è la ricerca Costruzione di alleanze: verso il superamento degli stereotipi di genere, realizzata da Valore D e Ipsos-Doxa con NTT DATA. L’indagine ha coinvolto un campione rappresentativo di 1.000 persone maggiorenni in Italia, analizzando non soltanto il lavoro, ma anche coppia, famiglia, vita sociale ed emotività.

Il risultato racconta una società consapevole dell’esistenza degli stereotipi, ma ancora lontana dall’averli completamente superati.

 

Uomini e donne sul lavoro: oltre il 60% crede nell’alleanza

Il primo dato sembra incoraggiante: oltre sei persone su dieci ritengono che una maggiore alleanza tra uomini e donne possa produrre benefici concreti.

Eppure il 44% degli intervistati percepisce oggi uomini e donne come più distanti rispetto a vent’anni fa.

È una contraddizione interessante.

Da una parte cresce la consapevolezza che collaborare sia utile. Dall’altra rimangono aspettative, pregiudizi e modelli culturali capaci di condizionare i comportamenti quotidiani.

 

Il 92% riconosce il peso della cultura

Un altro numero è particolarmente significativo: il 92% degli intervistati riconosce che i comportamenti legati al genere dipendono dalla cultura.

In altre parole, la stragrande maggioranza delle persone coinvolte nello studio riconosce il peso dei modelli sociali nella costruzione delle aspettative associate a uomini e donne.

Questa consapevolezza, però, non basta automaticamente a cancellare gli stereotipi.

È proprio nel passaggio dalla teoria ai comportamenti concreti che emergono le maggiori difficoltà.

 

Leadership femminile: donne e uomini la vedono diversamente

Uno dei dati più interessanti riguarda le capacità professionali attribuite alle donne.

Il 77% delle donne considera le donne adatte a ricoprire ruoli di responsabilità.

Tra gli uomini la percentuale scende invece al 65%.

Il divario non riguarda necessariamente le competenze effettivamente possedute, ma il modo in cui queste vengono percepite e riconosciute.

Ed è proprio questo uno dei meccanismi attraverso cui uno stereotipo può produrre conseguenze concrete nel mondo professionale.

 

Le donne vogliono anche guidare i team

C’è un altro dato che ridimensiona l’idea secondo cui le donne sarebbero meno interessate alla leadership.

Il 49% delle donne intervistate dichiara di vedersi nella gestione di un team, contro il 44% degli uomini.

Parallelamente, il 36% degli uomini dichiara di non voler gestire gruppi di lavoro, percentuale che tra le donne scende al 25%.

Non significa naturalmente che tutte le donne aspirino a diventare manager né che gli uomini non desiderino posizioni di responsabilità.

Mostra però quanto alcune rappresentazioni tradizionali della leadership siano meno solide di quanto si possa pensare.

 

Gli stereotipi non penalizzano soltanto le donne

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca è che gli stereotipi vengono analizzati in entrambe le direzioni.

Non riguardano soltanto ciò che una donna dovrebbe o non dovrebbe fare.

Anche agli uomini vengono attribuite caratteristiche e comportamenti considerati socialmente appropriati.

Il dato più evidente riguarda l’emotività: appena il 27% della popolazione intervistata ritiene che un uomo possa piangere liberamente.

L’immaginario maschile continua quindi a essere associato a una maggiore rigidità emotiva.

Sul lavoro questo può tradursi nell’aspettativa che un uomo debba essere sempre competitivo, sicuro, resistente alla pressione e poco incline a manifestare fragilità.

 

Cura alle donne, forza fisica agli uomini

Altri due numeri mostrano quanto alcuni schemi siano ancora radicati.

Il 71% del campione associa le attività di cura alle donne, mentre il 73% collega agli uomini i lavori che richiedono forza fisica.

Sono associazioni che possono avere conseguenze anche professionali.

Se determinate capacità vengono automaticamente attribuite a un genere, il rischio è influenzare aspettative, percorsi di carriera e distribuzione delle responsabilità prima ancora di valutare le caratteristiche della singola persona.

 

Anche in famiglia qualcosa sta cambiando

L’indagine non si limita all’ufficio.

Il modo in cui vengono distribuiti i compiti familiari può infatti influenzare direttamente la carriera.

Il 40% delle donne intervistate dichiara di non essere disponibile a lasciare il proprio lavoro per occuparsi dei familiari.

La ricerca segnala inoltre un progressivo cambiamento dei ruoli: aumenta la partecipazione degli uomini alla cura dei figli e quella delle donne alle decisioni economiche familiari.

La trasformazione della vita professionale passa quindi anche da ciò che accade fuori dall’ufficio.

 

Il problema del cosiddetto effetto Pigmalione

Donna Moderna richiama anche il cosiddetto effetto Pigmalione.

In termini generali, le aspettative che gli altri nutrono nei confronti di una persona possono contribuire a influenzarne comportamenti, percezione di sé e risultati.

Applicato agli stereotipi di genere, il meccanismo diventa particolarmente interessante.

Se per anni una bambina sente associare leadership, decisione o determinate professioni prevalentemente agli uomini, oppure un bambino cresce pensando che manifestare vulnerabilità sia incompatibile con la mascolinità, questi modelli possono contribuire a condizionare aspettative e comportamenti futuri.

E gli stessi schemi possono poi ripresentarsi nel mondo professionale.

 

Le aziende possono intervenire concretamente

Superare questi meccanismi non significa semplicemente organizzare qualche iniziativa simbolica sulla parità.

Le organizzazioni possono intervenire su aspetti molto concreti.

Donna Moderna richiama, per esempio, formazione per riconoscere i bias inconsci, sostegno alla genitorialità e alla cura familiare per entrambi i generi, occasioni di confronto e programmi di mentorship.

L’obiettivo dovrebbe essere quello di creare un’organizzazione nella quale competenze e risultati vengano riconosciuti senza essere filtrati dalle aspettative tradizionalmente associate al genere.

 

Il caso NTT DATA

Un dato interessante arriva proprio dall’interno di NTT DATA.

Secondo quanto riportato da Donna Moderna, il 61% delle persone dell’azienda coinvolte nella rilevazione interna percepisce uomini e donne oggi più uniti rispetto a vent’anni fa.

Il numero è molto diverso dal dato rilevato nel campione nazionale.

Va però interpretato correttamente: è un dato riferito alla popolazione aziendale di NTT DATA e non dimostra da solo un rapporto di causa-effetto tra le iniziative aziendali e questa percezione.

Rappresenta comunque un elemento interessante per comprendere come il contesto organizzativo possa essere associato a percezioni differenti.

 

La Gen Z prova a cambiare le regole

Un ruolo particolare viene attribuito dalla ricerca alle generazioni più giovani.

Secondo Valore D, la Generazione Z tende a rifiutare sia l’idea della donna obbligata a eccellere contemporaneamente in ogni ambito sia quella dell’uomo che deve necessariamente primeggiare ovunque.

È un cambiamento importante perché modifica il concetto stesso di successo professionale.

La carriera potrebbe progressivamente essere valutata meno sulla capacità di conformarsi a modelli maschili o femminili prestabiliti e maggiormente sulle caratteristiche, sulle competenze e sulle aspirazioni individuali.

 

Uomini e donne sul lavoro: collaborare conviene a entrambi

La ricerca non descrive dunque un mondo nel quale gli stereotipi siano scomparsi.

Al contrario, mostra quanto siano ancora presenti.

Ma evidenzia contemporaneamente un cambiamento nella consapevolezza collettiva: oltre il 60% riconosce i benefici dell’alleanza tra generi e il 92% riconosce il ruolo della cultura nella costruzione dei comportamenti di genere.

La questione, quindi, non riguarda soltanto l’aumento della presenza femminile nei ruoli di responsabilità.

Significa creare ambienti professionali nei quali una donna non debba dimostrare più degli altri per essere considerata adatta alla leadership e, allo stesso tempo, un uomo non sia costretto a interpretare continuamente un modello basato su competizione, forza e invulnerabilità.

È qui che l’alleanza tra uomini e donne sul lavoro può diventare qualcosa di molto più concreto di uno slogan: un modo per eliminare vincoli culturali che possono limitare entrambi.