Social under 18: nuove regole per i minorenni, cosa cambia in Italia
Il rapporto tra social under 18 e sicurezza online è diventato uno dei temi più discussi in Europa. Anche in Italia cresce l’attenzione sulla necessità di proteggere bambini e adolescenti dai rischi legati a un utilizzo eccessivo o poco controllato delle piattaforme digitali.
La questione riguarda sia le iniziative adottate direttamente dalle piattaforme sia le proposte legislative che puntano a introdurre limiti più severi per l’accesso dei minorenni ai social network. È però importante chiarire subito un punto: in Italia, al momento, non è entrato in vigore un divieto generale dei social per tutti gli under 15 o gli under 18. Le proposte più restrittive sono ancora all’esame del Parlamento.
Social under 18, cosa cambia su Instagram e Facebook
Una parte delle novità riguarda le misure introdotte da Meta per gli account utilizzati dagli adolescenti.
Come riportato da Donna Moderna, i profili dei minorenni vengono sottoposti a impostazioni di sicurezza più restrittive, con maggiori limitazioni sui contenuti visualizzabili e sulle possibilità di interazione.
L’obiettivo è creare un ambiente digitale più controllato, riducendo l’esposizione dei ragazzi a contenuti potenzialmente inadatti e limitando alcune interazioni indesiderate.
Account più protetti per gli adolescenti
Le protezioni riguardano diversi aspetti dell’esperienza sui social.
Per gli utenti più giovani vengono applicate impostazioni più rigide sulla privacy, sui messaggi ricevuti da persone sconosciute e sui contenuti che gli algoritmi possono suggerire.
Un altro elemento importante è il coinvolgimento dei genitori. Per gli adolescenti più giovani, infatti, la modifica di alcune impostazioni meno restrittive può richiedere l’autorizzazione di un adulto.
L’intento è quindi spostare parte dell’esperienza dei minorenni verso una configurazione protetta già dal momento dell’iscrizione.
Più attenzione anche al tempo trascorso online
Il problema non riguarda soltanto ciò che viene visualizzato, ma anche quanto tempo gli adolescenti trascorrono sulle piattaforme.
Gli strumenti dedicati agli account dei ragazzi possono prevedere promemoria sull’utilizzo e limitazioni delle notifiche durante determinate fasce orarie, in particolare quelle notturne.
L’obiettivo è contrastare un utilizzo compulsivo dei social e favorire una gestione più consapevole dello smartphone.
In Italia oggi l’età di riferimento è 14 anni
Sul piano normativo bisogna distinguere le regole delle singole piattaforme dalla legislazione italiana.
Attualmente in Italia un minore che abbia compiuto 14 anni può prestare autonomamente il consenso al trattamento dei propri dati nell’ambito dei servizi online. Sotto questa soglia è necessario il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale.
Questo non significa, però, che qualsiasi social debba necessariamente accettare utenti dai 14 anni: le piattaforme possono stabilire nei propri termini di servizio requisiti anagrafici specifici.
La proposta: social vietati sotto i 15 anni
Il quadro potrebbe cambiare in futuro.
Tra le proposte depositate in Parlamento nel 2026 ce n’è una che punta a vietare l’utilizzo dei social network ai minori di 15 anni. Per gli adolescenti tra 15 e 18 anni sarebbe invece necessario un consenso verificabile dei genitori.
Il provvedimento prevede inoltre iniziative dedicate all’educazione e all’alfabetizzazione digitale nelle scuole e un osservatorio sull’impatto dei social sui minori.
Ma si tratta, appunto, di una proposta di legge e non di un divieto già operativo.
Il nodo della verifica dell’età
Uno dei problemi più complessi riguarda proprio la verifica dell’età degli utenti.
Dichiarare semplicemente la propria data di nascita al momento dell’iscrizione si è dimostrato un sistema facilmente aggirabile. D’altra parte, introdurre verifiche più approfondite comporta interrogativi importanti sulla privacy e sul trattamento dei dati personali.
È uno dei motivi per cui trovare un equilibrio tra protezione dei minorenni e tutela dei diritti digitali si sta rivelando particolarmente complesso.
Il caso della Francia riapre il dibattito
La questione non riguarda soltanto l’Italia. La Francia aveva approvato una norma che puntava a vietare i social network agli under 15, ma il 14 agosto 2026 il Conseil constitutionnel ha bocciato la disposizione, giudicandola una limitazione sproporzionata della libertà di espressione e rilevando problemi anche sul fronte delle garanzie legate alla verifica dell’età.
Il caso francese mostra quanto sia difficile trasformare il principio della tutela dei minori in un sistema concretamente applicabile e compatibile con privacy e diritti fondamentali.
Social e adolescenti: verso regole sempre più severe?
La direzione intrapresa a livello internazionale appare comunque chiara: aumentare le tutele per bambini e adolescenti.
Anche il Parlamento europeo ha chiesto un approccio più restrittivo, proponendo come riferimento europeo i 16 anni, con possibilità di accesso tra 13 e 16 anni attraverso l’autorizzazione dei genitori. Si tratta, però, di una risoluzione e non di un divieto europeo già direttamente applicabile.
Per l’Italia, dunque, il tema dei social under 18 resta aperto. Le piattaforme stanno aumentando le protezioni automatiche, mentre in Parlamento si discute di un possibile innalzamento dell’età minima.
Per le famiglie, nel frattempo, rimangono centrali il controllo degli strumenti utilizzati dai ragazzi, il dialogo e soprattutto l’educazione a un uso consapevole dei social network.

