Nastro blu per i bambini disabili. Stigma o aiuto?

Questa storia ha inizio in un giorno di fine marzo, quando una mamma di nome Patrizia viene offesa dall’ “eroe” di turno in macchina mentre fa una passeggiata con suo figlio Vito. Il bambino in questione è affetto da autismo, per cui le passeggiate che la mamma richiede di fare possono risultare quasi un salva vita.

In seguito a questo evento, un’idea sta percorrendo la rete ad un’incredibile velocità. La proposta è di far indossare un nastro azzurro alle persone con autismo o disabilità intellettive durante le brevi passeggiate. Il fine è di garantire il diritto alla passeggiata, disposto già da molti comuni. La legge non vieta a queste donne e a questi bambini di uscire, ma le persone non sempre capiscono, ma molto spesso giudicano. Per questo motivo, indossare un nastro o un indumento di colore blu diventa una sorta di segno di riconoscimento per quelle persone con disabilità non evidenti, in modo tale da evitare di essere additate, insultate o segnalate da chi li scambia per trasgressori.

Ma sono in molti a non accogliere questa idea, per quanto essa sia nata dalle migliori intenzioni. Non è paragonabile al fiocco rosa del tumore al seno o al fiocco rosso dell’AIDS, simboli di una lotta o di riconoscimento dei diritti. Il fiocco blu, tra chi si trova in disaccordo con tale proposta, diventa uno stigma. Significa indossare un elemento che va a marchiare e a distinguere quella persona dalle altre.

Tra le varie critiche vi è anche chi si dichiara favorevole alla proposta. Il fiocco blu non è un’etichetta, ma un simbolo delicato che aiuta chi guarda da fuori a comprendere una situazione particolare ed evitare estenuanti spiegazioni. Non è un problema, secondo i sostenitori, che il mondo sappia che un bambino sia disabile, perché non è una vergogna. Il nastro blu garantisce gli stessi diritti a tutti i bambini, quindi le mamme lo indosseranno senza alcun problema.