Gioco d’azzardo e marketing tabacco: strategie a confronto

Il recente studio pubblicato da ricercatori internazionali evidenzia come l’industria del gioco d’azzardo abbia adottato strategie comunicative e commerciali molto simili a quelle usate per decenni dalle multinazionali del tabacco. Le analogie riguardano la minimizzazione del rischio percepito, il condizionamento dell’opinione pubblica, la sponsorizzazione selettiva della ricerca e l’ostacolo sistemico alla regolamentazione. Il lavoro richiama il ventesimo anniversario della convenzione dell’OMS sul controllo del tabacco e sottolinea come il gioco d’azzardo stia assumendo un impatto paragonabile ad altre minacce per la salute pubblica, come il fumo o gli alimenti ultra-processati. Le tattiche delle aziende del settore si basano sulla promozione della responsabilità individuale, spostando il focus dai danni strutturali ai comportamenti dei singoli. I numeri del mercato parlano chiaro: le scommesse sportive negli Stati Uniti sono passate da 5 a 120 miliardi di dollari in sei anni, quasi tutte gestite online. I ricercatori parlano di epidemia industriale, in grado di compromettere la salute mentale, i legami familiari e il benessere economico delle fasce più vulnerabili della popolazione. Il caso del Regno Unito, dove la normativa del 2005 è stata influenzata dalle lobby del settore, mostra come la regolamentazione possa risultare inefficace quando gli enti di controllo dipendono economicamente dalle stesse industrie da vigilare. Le campagne educative finanziate dall’industria sono un’altra leva strategica: apparentemente rivolte al pubblico, in realtà rafforzano l’immagine del gioco come attività sicura. Gli esperti mettono in guardia da un modello comunicativo identico a quello usato in passato dal settore del tabacco, dove la sponsorizzazione di studi scientifici serviva a confondere l’opinione pubblica e ritardare leggi restrittive. Lo studio propone soluzioni immediate: proteggere le istituzioni scientifiche da influenze esterne, vietare la pubblicità rivolta ai più giovani, introdurre avvertenze obbligatorie, rivedere l’accessibilità digitale e limitare il coinvolgimento dell’industria nei tavoli decisionali. Gli autori lanciano un appello affinché le istituzioni non ripetano gli errori già commessi nella lunga battaglia contro il fumo, e riconoscano per tempo i rischi sistemici del gioco d’azzardo.