Cibi ultraprocessati rischio morte prematura: allarme globale

Consumare cibi ultraprocessati può aumentare in modo significativo il rischio di morte prematura. Lo rivela una ricerca internazionale pubblicata sull’American Journal of Preventive Medicine, che ha analizzato i dati di otto Paesi: Australia, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Messico, Regno Unito e Stati Uniti. I risultati mostrano che, nei luoghi dove questi alimenti rappresentano una quota elevata della dieta quotidiana, il tasso di decessi evitabili cresce drasticamente. I cibi ultraprocessati includono prodotti industriali trasformati come patatine, hot dog, snack, piatti pronti, spesso ricchi di grassi saturi, zuccheri, sale e additivi chimici, ma poveri di vitamine e fibre. In alcuni Paesi, questi prodotti stanno rimpiazzando gli alimenti freschi, contribuendo a un modello alimentare dannoso.

Secondo le stime, in Regno Unito e Stati Uniti gli UPF (Ultra-Processed Foods) coprono oltre il 50% dell’apporto calorico giornaliero e sarebbero collegati al 14% dei decessi prematuri. Al contrario, in Paesi come Brasile e Colombia, dove il consumo resta sotto il 20%, i decessi attribuibili sarebbero circa il 4%. L’impatto di questi alimenti non si limita solo alla mortalità: diversi studi li hanno associati a 32 patologie tra cui malattie cardiovascolari, obesità, diabete, tumori e depressione.

Il responsabile della ricerca, Eduardo Nilson, evidenzia come nei Paesi a basso e medio reddito il consumo di UPF sia in rapida crescita, importando modelli alimentari tipici dei Paesi ricchi. Il rischio è che l’onere, oggi maggiore nei Paesi sviluppati, aumenti anche altrove. È quindi urgente implementare politiche nutrizionali globali che incentivino l’uso di ingredienti locali freschi e poco trasformati, per contrastare un fenomeno che ha già assunto le dimensioni di una minaccia sanitaria mondiale.