Camminare di notte: voglio sentirmi sicura

Vi è mai capitato di camminare per strada, di sera o di notte, da sole?

Che sia per il piacere di una passeggiata, per fare sport, per tornare a casa, per lavoro o altro, non provate anche voi quella sensazione di “essere nel posto sbagliato, al momento sbagliato”?

Sin dall’adolescenza i nostri genitori, soprattutto papà, ci raccomanda di non uscire da sole, di tornare in compagnia o di chiamare per farci venire a prendere. Come dargli torto se effettivamente nel tragitto ti ritrovi la macchina con la musica alta che passando suona il clacson, il signore che sembra inseguirti e allora devi aumentare il passo, l’uomo che venendo dalla direzione opposta ti fissa come se stesse per chiederti qualcosa e allora inizi a spaventarti chiedendoti “cosa vuole?”, “perché continua a fissarmi?” ed altre mille domande al minuto.

Ma, immaginiamo le stesse situazioni di giorno: il clacson non sarebbe più per noi (probabilmente per il traffico), il signore che ti stava inseguendo in realtà sta solo percorrendo la tua stessa strada e quello che ti veniva incontro ti ha guardata semplicemente perché gli stai di fronte.

Magari i nostri genitori più che raccomandarci di tornare a casa in compagnia dovrebbero spiegare ai propri figli quanto sia spiacevole per una donna sentirsi insicure nel camminare di notte proprio perché questi gesti, questi sguardi, le notizie al TG, le raccomandazioni come “stai attenta!”, ci rendono insicure.

Non nego che esista la possibilità di trovarsi in pericolo la notte, perché le strade sono meno affollate e commettere un reato, una violenza o anche semplicemente infastidire qualcuno, sia più semplice. Ma credo che al di là di questo ci sia un problema strutturale, ideologico nella nostra società. La donna si sente insicura di notte perché l’idea di “pericolo” in questa circostanza le viene effettivamente presentata come unica opzione dal genitore, dall’insegnante, dagli amici e amiche, dai mezzi di comunicazione.

Penso sia giusto non adeguarsi a questo ragionamento e nei limiti del possibile iniziare ad avere meno paura nel percorrere una strada di notte, avere più sicurezza in se stesse e iniziare a provare a distinguere ciò che realmente rappresenta un pericolo per noi da ciò che invece è del tutto innocuo. Fare attenzione al pericolo è giusto purché non diventi limitativo per un determinato gruppo di persone in una determinata fascia oraria. Mentre chiunque di notte si sente più sicuro nell’importunare in qualsiasi modo una donna sola o un gruppo di amiche dovrebbe iniziare a riflettere su quanto sia poco corretto il suo gesto e su quanto non faccia altro che alimentare un circolo vizioso che limita la liberà di movimento di una donna (che potrebbe un giorno essere sua figlia).